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Compagnia aerea nazionale argentina
La compagnia nazionale argentina vola da Roma Fiumicino alla capitale Buenos Aires. Copre con un vasto network di voli nazionali le principali destinazioni del pase sudamericano. In quei primi due anni di Aerolíneas Argentinas ci furono due nomi che, secondo i testimoni dell'epoca, meritano di entrare in questa storia alla grande: Dirk Wessels van Leyden e Adolfo Aliaga García. Loro capirono che in quel momento l'obbiettivo non era soltanto volare, ma far parte di un progetto con senso imprenditoriale e di faccia al futuro. L'ingegnere Enrique Bermúdez, uno dei chiaroveggenti di quel momento, segnala Aliaga come "l'uomo che piú conosceva di aeronavi, sia riguardo le operazioni che lo sfruttamento, in Amercia Latina". E veramente ci si doveva conoscere, perché in Argentina, come sempre, volontá c'era di tanta, ma infrastruttura...... Nel vasto elenco di tutto ció che mancava al paese per affrontare con successo il suo ambizioso progetto di trasporto aereo proprio, c'erano gli aeroporti, le officine di manutenzione, piste adeguate..... Per fortuna c'erano piloti, e Van Leyden (della prima flotta della francese Aeropostale) era disposto a mettere in ordine gli equipaggi piú esperti che si potessero conseguire, provenienti dalle compagnie miste esistenti. Cambiarono il finora fruttifero spirito d'avventura per il sapere professionale. E cosí si fece. Come un film girato davanti ai nostri occhi, sorsero aerodromi, stazioni aeree, officine, pezzi di ricambio, aviorimesse e, soprattutto, il DC 3, una macchina che significó per l'aviazione quanto il Ford T all'automobilismo. La macchina copriva il tragitto dalla Gola di Humahuaca e Iguazú fino all'estremo sud, scendendo dal litorale, dal centro o dall'ovest. Nel suo libro "Quarto Cometa", di Enrique Bermúdez, figura un passaggio molto eloquente: "Ai primi albori Aerolíneas aveva due aerei da carico memorabili che coprirono regolarmente tragitti lungo la precordigliera delle Ande, fino al Lago Argentino e al Lago Buenos Aires; pernottavano in Rio Gallegos e poi arrivavano a Rio Grande e Ushuaia. Durante anni collegarono tutto il paese facendo sí che l'unione nazionale si rafforzasse: trasportavamo alimenti freschi in entrambe soste di Tierra del Fuego e di ritorno portavamo legno per il riscaldamento di Rio Gallegos, di San Julián, di Santa Cruz, negli anni in cui il metanodotto non era neanche un sogno". Quanti passeggeri che leggono questi ricordi avranno fatto il loro volo di battesimo in un DC 3! Quelle generazioni conoscevano l'aviazione attraverso i film di guerra. Avevamo ammirato le geste del Barone Rosso, uno dei cavalieri volanti della prima guerra. Era emozionante veder passare un aereo sopra le nostre teste ovunque ci trovassimo. Volare incominciava a far parte dei nostri sogni e un giorno quel sogno si avveró. E fu in un DC 3. Non potevamo crederci! E anche se ormai non c'erano mitragliatrici davanti al parabrezza, né fazzoletti al collo dei piú audaci, uno poteva capire ció che affrontarono quei piloti. Cosí, Aerolíneas Argentinas ci fece entrare nella storia, ci consentí di vedere le cartine geografiche dei nostri quaderni dal vivo e dall'alto; ci trasportó alle montagne e ai mari, ai deserti e alle nevi. Dopo il DC 3 leggendario -ho una foto pregiatissima assieme ad un gruppo di giornalisti e all'equipaggio di bordo, sotto la narice del DC 3 che ci aveva portato a San Juan- arrivó un'altra iniezione di fiducia negli affari di Aerolíneas Argentinas. Il DC 4. Un'aeronave che in quel momento era molto per i voli nazionali e fu destinato principalmente alle destinazioni in paesi confinanti. Santiago del Cile, Lima, Santa Cruz de la Sierra, San Paolo cominciarono ad apparire nel nostro orizzonte inmediato. E finalmente negli anni '50, in un vanto di ostentazione, atterró in Aerolíneas Argentinas il DC 6. Si spezzava un'altra barriera: l'impossibilitá di volare regolarmente durante la notte, perché il DC 6 aveva una strumentazione di precisione ed era adatto per il volo con strumenti in qualsiasi destinazione internazionale; cabina altimetrica, riscaldamento controllato, altezza di crociera a sei mila metri e autonomia adeguata; caratteristiche che portarono i passeggeri di Aerolíneas Argentinas in Europa e negli Stati Uniti. Fu cosí che apparve la bandiera argentina a New York, La Habana, Lisbona, Dakar, Rio. Sei Duglas DC 6 conformarono un'ambasciata itinerante di rilievo in tutto il mondo. In un decennio Aerolíneas Argentinas aveva ottenuto chiaramente la supremazia nel mercato nazionale e aveva occupato un posto di rilievo nel traffico internazionale. É cosí che sulla fine degli anni 50 si decide incorporare la flotta Comet IV e la linea inglese con tutta la sua forza nell'era subsonica. Il Consiglio di Amministrazione di Aerolíneas, presieduta da Juan José Güiraldes (v. pag 60), un uomo di peso nella Forza Aerea, aveva l'intuizione, il vigore e l'esperienza necessaria per comandare una delle piú delicate operazioni nella storia di AR. Questo provocó uno sconvolgimento nel paese e si ripercosse in tutto il mondo. Si produsse un avvicinamento tale con l'Europa che Enrique Bermúdez -partecipe nell'operazione- scrisse nel suo libro: "Adesso Londra é piú vicina che Rio Gallegos, Salta piú lontana che Parigi". La viabilitá del piano eleborato dalla gente di Aerolíneas Argentinas si concretizzó con la decisione del Presidente dello Stato di quel momento, Arturo Frondizi e vale la pena riprodurre il paragrafo di El Cuarto Cometa: "Al momento di presentare la nostra relazione e di ascoltare i nostri motivi-racconta Bermúdez-, Frondizi rimase in silenzio. Dopo alcuni minuti ci parló: "Compreremo i sei aerei, ma le condizioni di questa presidenza sono inflessibili: voi e Aerolíneas Argentinas pagherete le aeronavi, non voglio né baratto né accordi". E cosí si mise in moto il piano di operazioni della prima linea aerea regolare jet al mondo. Il Comet era l'aereo "impossibile": non aveva eliche! Lo sviluppo dell'aviazione fu cosí incessante che i giovani d'oggi non possono immaginare l'impatto che provocarono fra di noi quelle straordinarie macchine che rivoluzionarono l'aviazione commerciale. Abbiamo dovuto abituarci al nuovo rumore dei motori e ci siamo sentiti spinti da Aerolíneas verso la modernitá. Stavamo raggiungendo una realtá che non era stata neanche sognata dagli scrittori di fantascienza del primo dopoguerra. Ricordo un film, "Lo que vendrá", di fine anni '30, nel quale la cittá del futuro, con alti edifici metallici e veloci autostrade, era sorvolata da enormi e stilizzati apparecchi, ma impulsati da otto motori ad elica. Lo scrittore Giulio Verne nel secolo XIX o il cineasta Georges Méliés a principio del secolo XX avevano immaginato il viaggio nella luna; Leonardo da Vinci aveva avuto molto prima la visione di macchine volanti, ma nessuno di questi illuminati poté antecipare il jet. Noi lo stavamo scoprendo. Qui, in Argentina, sorsero per quelle aeronavi i primi comandanti jet nella storia delle compagnie aerocommerciali. Moreno Pacheco era il capo della linea, e Miguel Andreau il capo Operazioni. Dietro questi uomini c'erano Luis Kment, Antonio Torroella, Hialmar Aberg Cobo, Guillermo Ríos, Carlos Regúnaga, Reinaldo Daintree, Carlos Bustamante, Aníbal Aguirre, Stanley Llense, un gruppo d'elite, con un posto di rilievo nella storia della compagnia. Cosí il 2 marzo 1959 atterró ad Ezeiza, da Hattfield-Dakar-Recife, battendo il record mondiale di velocitá (con 15 ore 53 minuti di tempo netto), il primo Comet di AR, l'LV-PLM "Las Tres Marias". Fu comandato da Aguirre e Llense; con Hugo Cigliutti come tecnico di volo; Carlos Busti come navigatore; Salvador Iglesias come radiooperatore; lo skipper Tomás Bone e le hostess Maria Crespi e Alicia Corallo. Era partito da Londra il giorno piú luminoso e soleggiato della storia meteorologica invernale londinese (116 anni), secondo il Times. Poi, l'emotiva storia di Aerolíneas si convertí in presente con l'aereo che fece trepidare il paese e per il quale la gente andava a Ezeiza per vedere lo spettacolo del suo decollo: il 747, il fantastico Jumbo; e cioé, la nostra aeronave d'oggi. L'attualitá nei cieli dell'Argentina e del mondo, Aerolíneas Argentinas la sostiene con questi Jumbo. Ci sono i Boeing 737, efficienti da anni, i piú moderni MD 88 e l'odierno Airbus A340, l'aereo che ha consentito AR di riprendere i voli diretti a Los Angeles, centro di comunicazione vitale con l'occidente degli Stati Uniti, che si estende ad Oriente. A sud, Aerolíneas Argentinas si chiude in un abbraccio con il mondo con il suo volo traspolare in Australia e Nuova Zelanda. Immaginavamo piú di 50 anni fa questo sviluppo, questa conquista di rotte aeree? Abbiamo mai presupposto che dall'estremo meridionale del mondo, quasi sperduti, potevamo stabilire un contatto di queste caratteristiche? Fu la necessitá interna di volare attraverso il nostro estenso paese ció che ci diede ali per raggiungere il mondo? Fu la capacitá dei nostri piloti o lo spirito d'avventura del nostro popolo ció che spinse Arolíneas? Se tutto quanto accadde senza premeditazione, dalla semplice evoluzione che producono i desideri dell'uomo, allora non possiamo prevvedere il futuro aerocommerciale. L'unica cosa che adesso possiamo affermare é che nell'aviazione la parola "impossibile" non esiste, e non é mai finita l'ultima tappa. Ció che sappiamo positivamente é che Aerolíneas Argentinas, sia con le aeronavi di dimensioni attuali sia con i megatrasporti che verranno, per rafforzare i legami interni del paese o per allargare le reti verso l'esterno, ha il desiderio di continuare ad essere il principale legame fra imprenditori e turisti argentini e il mondo. Com'é stato dimostrato durante tutti questi anni, AR continuerá ad essere capace di rappresentare l'Argentina nei cieli internazionali, senza limiti né di spazio né di tempo, con l'impegno personale di chi parla la stessa lingua, gode degli stessi gusti e condivide identiche passioni. http://www.aerolineas.com.ar/home.asp
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